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[:it]Incontro con KUKULA: 25 novembre 2022, ore 12.15 in aula 5.0.3[:]

[:it]Ce lo eravamo proposti con gli studenti del secondo anno lo scorso semestre e ora si è creato il momento buono per incontrare la realtà di Kukula!

Venerdì 25 novembre 2022, dalle ore 12.15 alle 13.30, in Aula 5.0.3, Piazza Leonardo da Vinci 32 (dove si trova l’aula?)

KUKULA: dai banchi dell’Università alla cooperazione internazionale

scarica la locandina dell’evento

 

Con noi, gli ingegneri ambientali che hanno fondato KUKULA e che ne stanno curando lo sviluppo e le attività.

Incontreremo l’ing. Andrea Scialabba, l’ing. Lavinia Brunetti e l’Ing Mattia Piva Intrieri. Assieme ad altri membri dell’associazione, ci racconteranno qualcosa del grande balzo dai banchi del Politecnico al Madagascar, prima grande porta per loro verso il mondo della Cooperazione Internazionale. Condivideranno il percorso che li ha resi associazione, i progetti in corso e quelli futuri.

Una occasione di incontro con una realtà di azione degli Ingegneri per l’Ambiente e il Territorio che sogna e forse può davvero divenire trasformativa, per un pezzettino di mondo e per noi

Non mancare![:]

Seventh meeting IAT@WORK – Dec 16th, 12:30 in Aula Gatti, Building 20, DEIB or online

Dear students in Environmental and Land Planning Engineering

The IAT@WORK meetings give the chance to our students to meet Environmental Engineers who graduated with us at Politecnico di Milano a few years ago and are now working in the field. The goal is that of sharing experience and ask questions about the career.

You are therefore kindly invited to participate to the seventh meeting that will take place

Friday 16 December 2022 from 12.30 to 13.45 in Aula Gatti, Building 20, DEIB (where is it?)

Online on CISCO WEBEX: https://politecnicomilano.webex.com/meet/renato.casagrandi

We will meet three environmental engineers who work abroad, in particular:

  • Eng Paolo Foa (Class of 2009, Head of tbf.ch office, in Lugano, CH)
  • Eng Francesca Recanati (Class of 2013, Engineer at the International Sustainability Standards Board, ifrs.org, Berlin)
  • Eng Laura Rossi (Class of 2021, Project Manager at Explicit.DK in Virum, Denmark)

The moderator is Prof. Giovanni Lonati

Because of COVID, even this time there will not be any lunch together — hopefully next time!

For more information, mail rappresentanti-IAT@polimi.itwebiat@polimi.it

 

 

 

 

[:it]Forum multistakeholder “Un futuro da disegnare insieme”: 28 novembre 2022, 11:30-17:30[:]

[:it][:it][:it][:it]Il Gruppo Cassa Depositi e Prestiti ha organizzato per il prossimo 28 novembre 2022 presso il Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano (Via San Vittore 21) il primo di una serie di forum multistakeholder che quest’anno ha per titolo 2022 “Un futuro da disegnare insieme

Il Forum Multistakeholder è l’appuntamento dedicato all’ascolto e al dialogo con stakeholder e società civile sui temi chiave dello sviluppo sostenibile del Paese. La prima edizione del Forum è strutturata in due momenti: un evento aperto la mattina, in diretta streaming sui canali del Corriere della Sera, che mette al centro le aspettative e il contributo dei giovani alla sostenibilità, e una serie di tavoli di lavoro a porte chiuse nel pomeriggio, per raccogliere input e raccomandazioni della società civile sulla strategia ESG e gli impegni di sostenibilità di CDP.

Se un gruppo di docenti o studenti di Ing per l’Ambiente e il Territorio volesse partecipare, è pregato di contattare la Dott.ssa Marina Paoletti presso il Corriere della Sera, al suo indirizzo mail (nome.cognome@cairorcsmedia.it)

Ecco l’agenda dell’incontro

Un futuro da disegnare insieme

Milano, Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo Da Vinci, Via San Vittore 21 – 28 novembre, ore 11:30-17:30

Il Forum Multistakeholder 2022 del Gruppo CDP è l’appuntamento dedicato all’ascolto e al dialogo con stakeholder e società civile sui temi chiave dello sviluppo sostenibile del Paese. La prima edizione del Forum è strutturata in due momenti: un evento aperto la mattina, in diretta streaming sui canali del Corriere della Sera, che mette al centro le aspettative e il contributo dei giovani alla sostenibilità, e una serie di tavoli di lavoro a porte chiuse nel pomeriggio, per raccogliere input e raccomandazioni della società civile sulla strategia ESG e gli impegni di sostenibilità di CDP.

PROGRAMMA
  • 11:00 Registrazione dei Partecipanti e welcome coffee
  • 11:30 Apertura dei lavori e Saluti di Benvenuto – Giovanni Gorno Tempini, Presidente CDP e Fiorenzo Galli, Direttore Generale MUST
  • 11:45 Intervento o videomessaggio | L’Europa e la Sostenibilità
    • Frans Timmermans, Vicepresidente Commissione Europea (Green Deal)
    • Mariya Gabriel, Vicepresidente della Commissione Europea (Innovazione, giovani e cultura)
    • Virginijus Sinkevicius, Commissario europeo per l’ambiente, gli oceani e la pesca
  • 12:10 #ESG Talks | La sostenibilità fra generi e generazioni
    • 1 #Governance, dialogo con:
      • Marco Frey, Professore di Economia e gestione delle imprese, Scuola Sant’Anna
      • Video messaggio di Vanessa Natake, attivista e influencer della sostenibilità, 24 anni, ugandese, è una dei paladini del cambiamento climatico, la prima attivista del Fridays for Future in Africa. Ha partecipato alla conferenza dei giovani sul clima di Milano, Youth4Climate, con Greta Thunberg. Su Instagram spopola con 166 mila follower
    • 2 #Ambiente, dialogo con:
      • Gianfranco Bologna, Direttore Scientifico WWF Italia e Segretario Generale Fondazione Peccei – Club di Roma Italia, e
      • Teresa Agovino, Ingegnere ambientale, consulente di turismo sostenibile e imprenditrice sociale, 32 anni, di Salerno certificatore di turismo sostenibile per l’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazione Unite. Si occupa di ideare ed implementare progetti turistici a supporto dei territori e delle comunità locali nei Paesi a Sud del mondo. Fondatrice della startup Faroo, il primo tour operator di esperienze e viaggi ad impatto positivo, è anche divulgatrice scientifica e influencer. Ha inventato il format di Green Corner, video storie Instagram da 60 secondi sulla sostenibilità
    • 3 #Social, dialogo con:
      • Francesco Profumo, Presidente ACRI (oppure Giovanni Fosti, Presidente Fondazione Cariplo), e
      • Virginia Stagni, Head of Business Development Financial Times, 29 anni, di Bologna, è la più giovane manager nella storia del Financial Times. Guida le strategie di crescita e sviluppa nuove idee di business alla ricerca di un modello di giornalismo sostenibile, guardando soprattutto alle donne e ai lettori under 30. Ideatrice del progetto FT Talent Challenge, per individuare giovani talenti da portare in azienda
  • 12:50 Conclusioni – Dario Scannapieco, Amministratore Delegato CDP

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[:it]WAT101: un nuovo MOOC aperto a tutti sul trattamento delle acque di rifiuto (a cura del Prof. Canziani)[:en]WAT101: a new MOOC open to all about wastewater management (by Prof. Canziani)[:]

[:it]A partire dal 26 settembre 2022, POLIMI Open Knowledge (POK) mette a disposizione un corso online gratuito aperto a tutti

MOOC WAT101 “The new paradigms in wastewater management: from a sanitation problem to a circular sustainable solution”

Dalle origini ai giorni nostri, il trattamento delle acque di rifiuto ha visto un’evoluzione che lo ha completamente trasformato da una esigenza sanitaria e di tutela ambientale fino a essere uno stabilimento di trasformazione delle acvque reflue e dei fanghi in nuove risorse

Ci si può iscrivere qui:

https://www.pok.polimi.it/courses/course-v1:Polimi+WAT101+2022_M9/about

DA LUNEDI’ 26 settembre MOOC WAT101 sarà tra le playlist disponibili sul sito:

https://www.youtube.com/c/PolimiOpenKnowledge?app=desktop

Il corso si articola in 14 video da circa 6-7 min l’uno, con quiz a risposta multipla e attestato finale al loro superamento.

Per chi volesse approfondire le proprie conoscenze, il Corso è corredato da una ampia bibliografia tecnico-scientifica[:en]POLIMI Open Knowledge (POK) is providing a free online course open to all, starting on September 26, 2022

MOOC WAT101 “The new paradigms in wastewater management: from a sanitation problem to a circular sustainable solution

From its origins to the present day, wastewater treatment has seen an evolution that has completely transformed it from a health and environmental protection need to become a plant for the transformation of wastewater and sludge into new resources.

You can register here:

https://www.pok.polimi.it/courses/course-v1:Polimi+WAT101+2022_M9/about

FROM MONDAY 26 September MOOC WAT101 will be among the playlists available on the site:

https://www.youtube.com/c/PolimiOpenKnowledge?app=desktop

The course is divided into 14 videos of about 6-7 minutes each, with multiple choice quizzes and a final certificate on passing them.

For those wishing to deepen their knowledge, the course is accompanied by an extensive technical-scientific bibliography[:]

[:it]I nostri studenti in visita tecnica al Centro Monitoraggio Geologico di ARPA Lombardia a Sondrio [:]

[:it]Nell’ambito dell’insegnamento di “Tecniche di posizionamento e controllo” le professoresse Barbara Betti e Alberta Albertella hanno organizzato il 31 maggio 2022 una visita tecnica presso il Centro Monitoraggio Geologico (CMG) di ARPA Lombardia a Sondrio, dove gli studenti hanno visitato la sala operativa del centro. Qui il Dott. Luca Dei Cas, dirigente del CMG, ha illustrato come le grandi frane della Lombardia sono monitorate in tempo reale 24 ore su 24. Gli studenti hanno avuto la possibilità di osservare la quantità e la metodologia di raccolta ed analisi dei dati rilevati dai vari sensori, come sensori idrometeorologici, sensori per il monitoraggio topografico e GNSS, geotecnico e geologico, webcam, e collezionati in tempo reale (o quasi-reale) relativi a tutti gli eventi franosi sotto osservazione (attualmente 43). Questo tipo di monitoraggio è eseguito ai fini dell’allertamento e serve per controllare l’evoluzione dei movimenti dei corpi franosi, identificando così il grado di pericolosità e attivando i meccanismi di difesa più efficaci in funzione di differenti livelli di allerta, realizzando così un sistema di early-warning. Prima di implementare un sistema di early-warning il CMG esegue dei monitoraggi a scopo conoscitivo al fine di comprendere l’entità e la pericolosità del fenomeno. Il CMG di ARPA Lombardia è un centro di eccellenza nel panorama italiano rispetto alla realizzazione di sistemi di early-warning.

La visita si è conclusa con un sopralluogo al sistema di monitoraggio installato presso la frana della Val Genasca. La frana ha un’estensione di circa 30.000 m2 e le sue caratteristiche cinematiche sono monitorate da diverse strumentazioni: degli estensimetri a filo, una stazione meteorologica, una stazione totale robotizzata, 20 mire ottiche poste sia all’interno che all’esterno dell’area in movimento, dei tubi piezometrici e inclinometrici. Il sistema di monitoraggio topografico è installato nel territorio comunale di San Giacomo Filippo (frazione di Ugia) in provincia di Sondrio dove gli studenti hanno potuto osservare direttamente l’area interessata dalla frana nel suo insieme (che si trova sul versante opposto al sistema di monitoraggio) e la strumentazione presente in loco per il suo monitoraggio, come la stazione totale robotizzata per il monitoraggio topografico o la webcam, così come capire la metodologia con cui sono state installate mire ottiche e inclinometri nell’area interessata dalla frana, grazie alla possibilità di avere una visione di insieme del corpo franoso.

L’analisi dei dati raccolti da questi sensori ha permesso nel tempo di stimare in circa 500.000 m3 il volume di materiale in movimento e, in particolare, i dati topografici sono stati fondamentali per definire il cinematismo della frana, evidenziando uno slittamento rotazionale che ha permesso di costruirne il modello geologico. Si è potuto comprendere infine come l’attuale rete di controllo sia stata predisposta ai fini di allertamento per l’attivazione di un eventuale piano di protezione civile.

Gli studenti presenti erano Samuel Michel Bulgarini, Goffedo Caruso, Lisa Ferrari, Isabella Galbiati, Giuseppe Grillo, Katia Guadagnin, Germano Gualandi, Pietro Lombardo, Francesco Palmisano, Tommaso Piro, Matteo Rondena, Matteo Stigliani e Vincenzo Trisciuoglio, accompagnati dalle professoresse Barbara Betti ed Alberta Albertella, oltre che dai tutor Dr. Lorenzo Rossi e Dott. Rodrigo Cedeno.[:]

[:it]Due premi CONAI per tesi di Laurea su riciclo delle plastiche ed etichettatura ambientale degli imballaggi: scadenza 14 giugno 2022[:]

[:it][:it][:it][:it]E’ aperta sino al 14 giugno l’opportunità di candidarsi al Bando CONAI per Tesi di Laurea 2022, promosso da CONAI con il supporto tecnico di ENEA, l’Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile.

Si tratta della possibilità di svolgere due tesi di laurea Magistrale presso i centri di ricerca Enea sui temi della decarbonizzazione della filiera del riciclo delle plastiche e dell’etichettatura ambientale degli imballaggi, con un premio di laurea annesso, ciascuno pari a 3000 euro.

Per maggiori informazioni e per il regolamento di partecipazione, visitare la pagina
https://www.conai.org/notizie/tesi-laurea-conai-pubblica-un-bando-in-collaborazione-con-enea/[:][:][:][:]

[:it]Rischio idrogeologico e protezione civile: dall’aula al campo[:]

[:it][:it]Nell’ambito dell’insegnamento Rischio idrogeologico e protezione civile, quest’anno gli studenti hanno avuto modo di conoscere anche sul campo le due anime del corso, attraverso tre momenti formativi su due giornate

Il 13 Maggio 2022, la mattinata è stata dedicata al mondo della mitigazione del rischio idrogeologico, con una particolare attenzione al mondo degli interventi strutturali. Ci siamo recati a Modena, in corrispondenza della confluenza tra il Tiepido e il Grizzaga nella località Fossalta. Durante il sopralluogo i tecnici della regione hanno illustrato tutto l’iter progettuale per consolidare gli argini del Tiepido (utilizzo di gabbionate metalliche riempite di materiale ciottolare con granulometria grossolana, per facilitare la filtrazione dell’acqua). Ci hanno anche spiegato quanto sono stati innalzati gli argini a seguito dell’esondazione del 2020, quali sistemi di monitoraggio vengono utilizzati, quali sono i progetti futuri relativamente ai “lagoni” che si trovano in sito.

La spiegazione è stata molto completa, partendo dagli studi effettuati in seguito alle esondazioni precedenti e arrivando alle fasi di realizzazione, fornendo anche dettagliati particolari costruttivi. Ci hanno inoltre raccontato tutti quei dettagli e gli imprevisti che ci possono essere dietro il progetto.

 

Nel pomeriggio la visita è proseguita presso l’azienda CAE, ovvero una delle principali imprese nella progettazione, realizzazione e manutenzione di tecnologie per il monitoraggio e l’allertamento multirischio. Un’occasione per approfondire le tematiche delle strategie di difesa non strutturale.

Nella sede sono stati descritti alcuni dei sistemi di monitoraggio realizzati e attualmente in uso in Italia ed è stato mostrato il funzionamento di alcuni pluviometri e altri sistemi di monitoraggio ambientale, come gli igrometri). È stato possibile accedere al campo prove e alle diverse aree dello stabilimento (sala di controllo e supporto, sviluppo del prodotto e test di collaudo, magazzino, e area prove e sperimentazioni) in modo da capire come gli strumenti vengono ideati, realizzati e testati prima di essere immessi in commercio.

Ecco alcuni commenti sulla giornata:

L’esperienza ha permesso non solo di vedere delle realtà lavorative differenti tra loro e strettamente connesse con il percorso in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio, ma anche di comprendere quanto sia importante la collaborazione tra diversi enti come l’Autorità di Bacino, la Protezione Civile e le aziende che si occupano di sensoristica e della realizzazione di tecnologie per il monitoraggio di rischi ambientali” (Lodovica)

Un’esperienza interessante, che ha permesso a noi studenti di capire cosa significa praticamente progettare un’opera di difesa idraulica in tutte le sue parti, e di capire come si può gestire una situazione emergenziale” (Gaia)

Entrambe le visite sono state molto interessanti e didattiche, ci hanno permesso inoltre di toccare con mano e vedere dal vivo aspetti e realtà trattate nel corso della nostra carriera didattica ed in particolare nell’insegnamento organizzatore della gita. Vedere di persona alcuni luoghi interessati in passato da eventi di piena, la messa in opera delle varie soluzioni ingegneristiche proposte e rendersi conto delle dimensioni e della mole di sforzi necessari per garantire la sicurezza del territorio è qualcosa che lascia a bocca aperta, specie se a presentare il tutto ci sono persone competenti, che conoscono il territorio e lo vivono tutti i giorni come coloro che ci hanno accompagnato” (Christian)

Non abbiamo tante occasioni in università di fare questo tipo di esperienze, che sono in realtà molto formative. L’uscita è stata anche un’occasione per conoscerci meglio tra compagni di corso e fare gruppo” (Adele)

La giornata non è stata incentrata su un singolo concetto da apprendere, ma ha messo in luce la multidisciplinarità del nostro ambito: come prima cosa abbiamo capito come si può intervenire strutturalmente in una zona soggetta ad alluvioni, poi ci è stata spiegata l’importanza dell’installazione e manutenzione dei sistemi di monitoraggio, fino a infine farci vedere come si tara in laboratorio uno strumento di misura pluviometrico” (Lara)

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Il 28 maggio invece, ci siamo recati presso la sede del Comitato di Coordinamento del Volontariato di Protezione Civile della Città metropolitana di Milano a Peschiera Borromeo, per entrare in contatto con una delle componenti fondamentali del nostro servizio nazionale di Protezione Civile: il Volontariato. Abbiamo potuto approfondire come è impostata l’organizzazione del volontariato di Protezione Civile e scoprire cosa vuol dire essere un volontario attraverso aneddoti e racconti di esperienze dirette. Dopo pranzo, siamo scesi sul campo attrezzati di elmetto, guanti da lavoro e tanta voglia di fare!

Inizialmente abbiamo abbozzato il nostro obiettivo ossia quello di simulare un bypass che ci permettesse di prelevare l’acqua dal lago artificiale dell’Idroscalo per recapitarla in un canale di scarico, in maniera sicura.

Successivamente, ci siamo divisi in due gruppi e con il supporto e la guida dei volontari abbiamo costruito due sistemi di adduzione e restituzione dell’acqua installando le pompe, posizionando il tubo di aspirazione e stendendo la mandata in sicurezza, sia per gli operatori che per i passanti che si godevano un assolato sabato pomeriggio all’Idroscalo.

Anche in questo caso, le opinioni di alcuni studenti:

Ci siamo divertiti molto, ma ci manca ancora tanta pratica per arrivare alle loro velocità operative richieste sul campo. Siamo stati entusiasti e ci siamo stancati fisicamente ma credo che sia la voglia di mettersi in gioco quello che conta!” (Andrea)

È stata un’esperienza importante, intensa e formativa. Mentre lavoravamo sotto il sole di maggio, portando tubi e pompe da 80 chili, non solo abbiamo visto applicate nella più vera pratica operativa le nozioni che impariamo quotidianamente in aula, ma abbiamo compreso che le nostre figure professionali possono fare, per la comunità, molto di più di quello che pensavamo. É stata fonte di ispirazione vedere come possiamo mettere a disposizione le nostre competenze e soprattutto il nostro tempo gratuitamente per la sicurezza del nostro paese”(Sabrina)

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[:it]Anatomia di un termovalorizzatore: familiarizzare con le necessità del tessuto urbano[:]

[:it]Lunedì 30 Maggio 2022, gli studenti di Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio iscritti all’insegnamento di Inquinamento Atmosferico del Prof. Giovanni Lonati, si sono recati in visita al termovalorizzatore di rifiuti di Torino e hanno avuto modo di vedere con i propri occhi i sistemi di depurazione dei flussi gassosi studiati durante l’anno.

Come funziona un termovalorizzatore?

In buona sostanza, un termovalorizzatore funziona come un enorme forno che utilizza come combustibile i rifiuti, trasformandoli in sostanze meno impattanti per l’ambiente, riducendo le quantità e i volumi di sostanze da inviare a smaltimento finale ed ottenendo un recupero di parte del contenuto energetico del rifiuto stesso. Il calore sviluppato dalla combustione dei rifiuti viene infatti convertito in energia termica ed elettrica da immettere in rete e rendere disponibile ai cittadini.

Ma bruciare rifiuti non inquina?

Senza ombra di dubbio bruciare in maniera non controllata i rifiuti è quanto di più sconsiderato si possa fare. Nel caso di un termovalorizzatore, però, scienza e tecnica ci vengono in soccorso: l’impianto di Torino prevede una serie di unità di trattamento dei fumi di combustione dei rifiuti, in modo tale da permettere il controllo delle emissioni in atmosfera.

Di quali sistemi di controllo delle emissioni è dotato l’impianto?

Il termovalorizzatore di Torino è dotato di quattro diversi sistemi di controllo delle emissioni messi in serie. Ognuno di questi sistemi si occupa della rimozione di specifiche componenti inquinanti del gas. In ordine:

  1. Depolverazione con precipitatore elettrostatico: è il primo sistema di controllo delle emissioni sulla linea di trattamento. Il compito principale di questa unità è quello di rimuovere, attraverso il passaggio dei fumi in un campo elettrostatico, la maggior parte delle ceneri leggere presenti nei fumi a seguito della combustione.
  2. Iniezione di bicarbonato di sodio e carbone attivo granulare: una volta depolverato il gas, è fondamentale rimuovere i gas acidi innescando, grazie al bicarbonato di sodio, una reazione di neutralizzazione. Allo stesso tempo, mettendo a contatto i fumi col carbone attivo granulare, ci si assicura di rimuovere anche i microinquinanti organici (diossine, furani, IPA) e inorganici (mercurio) presenti nei fumi.
  3. Filtrazione a maniche: a valle dell’iniezione di bicarbonato di sodio e carbone attivo, sono installati dei filtri a manica, fondamentali per trattenere i prodotti delle reazioni di neutralizzazione, chiamati tecnicamente Prodotti Sodici Residui (PSR), ed il carbone attivo granulare. Questi prodotti di reazione vengono riciclati dall’azienda Solvay nel processo di produzione del carbonato di calcio.
  4. Sistema di riduzione catalitica: in coda alla linea di trattamento è installato un sistema di riduzione catalitica capace di rimuovere in modo molto efficiente gli ossidi di azoto (NOx). La dissociazione termica dell’urea iniettata nei fumi produce ammoniaca, necessaria per far avvenire la reazione di conversione degli NOx in prodotti innocui (azoto molecolare e vapore acqueo).

E che ne è dei prodotti di scarto solidi della combustione?

Le cosiddette “ceneri pesanti”, residui incombusti che cadono dalla griglia dei forni, all’apparenza sembrano non avere un impiego utile. In realtà, dalle ceneri pesanti vengono recuperati i metalli riciclabili e la restante parte può diventare un materiale di grande interesse nel campo degli inerti da edilizia. Le “polveri leggere” trattenute dall’elettrofiltro o separate nella caldaia, invece, difficilmente trovano un impiego pratico nel settore edile: vengono quindi inertizzate e smaltite in discarica oppure recuperate come corpi di riempimento di miniere e giacimenti dismessi.

Perché si chiama “termovalorizzatore”?

Oltre ad avere la fondamentale funzione di smaltire i rifiuti, una delle funzioni principali e più virtuose di questi impianti è la conversione del calore derivante dalla combustione del rifiuto in ENERGIA. Il termovalorizzatore di Torino produce energia termica corrispondente al fabbisogno di circa 9.300 abitazioni e genera tanta energia elettrica quanta quella consumata da 175.000 famiglie. Tutto questo smaltendo circa 565.000 tonnellate annue di rifiuti urbani e speciali.

Non è incredibile come anche il rifiuto non riciclabile diventi una vera e propria RISORSA?!

Per scoprire ancora di più su questo e molto altro, iscriviti anche tu al corso di Inquinamento Atmosferico!

a cura degli studenti Nicolò Ceccato e Gianluigi Montinaro, con la supervisione dell’Ing. Stefano Puricelli

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[:it]I nostri studenti in visita tecnica all’impianto di potabilizzazione di Ferrara: quale unità operativa sei? [:]

[:it][:it][:it][:it][:it][:it]Mercoledì 25 maggio 2022 noi studenti dell’insegnamento di Trattamento delle acque di approvvigionamento, tenuto dalla professoressa Manuela Antonelli, ci siamo recati a Ferrara per visitare l’impianto di potabilizzazione di Pontelagoscuro e poter vedere direttamente le unità operative studiate durante il semestre.

I gestori dell’impianto ci hanno guidato durante la visita. Per iniziare ci siamo recati vicino al fiume Po per vedere le pompe, protette da un pontile, che prelevano acqua per il 70% della richiesta dell’impianto. Il restante proviene dalla falda di subalveo: con questa modalità di estrazione l’acqua viene filtrata dallo strato di terreno in cui la falda si muove. In seguito, abbiamo assistito al controlavaggio di un letto in sabbia quarzifera della filtrazione rapida (l’emozione era alta), esclusivamente per noi è stato programmato in giornata. Le altre unità operative osservate sono state l’aerazione, la chiariflocculazione, l’ozonizzazione, le colonne di carbone attivo granulare e la linea fanghi. In particolare, il reattore in cui viene fatta ozonizzazione è interrato e chiuso per migliorare la solubilizzazione dell’ozono, per cui abbiamo visto l’insufflazione del gas tramite due oblò che si trovano in un piano sotterraneo. L’ozono viene insufflato tramite piattelli che si trovano alla base del reattore, per cui quello che si vede sono delle bollicine che salgono. Infine, per quanto riguarda la linea fanghi, l’impianto si è recentemente convertito a un nuova modalità di disidratazione che consiste nell’inserimento dei fanghi all’interno di grandi sacchi di tessuto drenante, che permettono all’acqua di fuoriuscire tramite pori. In conclusione, siamo andati alle vasche di accumulo, grandi quanto 10 campi da calcio, che, a nostra sorpresa, ospitavano grossi pesci.

Dopo la visita abbiamo creato il gioco di associare alle proprie personalità le varie unità operative viste, cercando di analizzare le caratteristiche e lo scopo di quest’ultime.

Facciamo qualche esempio proprio tramite la linea acque di Ferrara.

Si inizia con una vasca di accumulo, in quanto Ferrara è parzialmente approvvigionata dall’acqua del fiume Po, che in quanto acqua superficiale può essere esposta a variazioni temporanee di concentrazione di contaminanti. Siete persone che tendono a rimandare in continuazione impegni (o esami)? Vi muovete soltanto quando avete l’acqua alla gola? Allora siete proprio una vasca di accumulo!

Nel sedimentatore i solidi sospesi precipitano per gravità, chiaramente si può associare a quelle persone passive alla vita, che hanno come migliore amico il proprio divano.

Siete persone schizzinose nel cibo e nelle relazioni sociali? Siete selettivi in ogni vostra scelta? Siete una filtrazione rapida, che trattiene solo i solidi sospesi.

Tramite l’ozono, prodotto e conservato in loco, l’acqua viene disinfettata in modo aggressivo. Siete capricciosi, ma sapete lavorare duramente? Sapete già.

Se quando entrate voi tutti vi guardano e alle elementari eravate i primi ad essere scelti quando si facevano le squadre, allora siete una colonna di carbone attivo granulare, la “best available technology”. Questa unità operativa è efficacie per una molteplicità di inquinanti.

Lo studio è essenziale, ma complementare a momenti più pratici e, perché no, al divertimento. Tramite questa giornata ci siamo fatti un’idea delle dimensioni e dei problemi tecnici intrinseci ai processi di potabilizzazione, oltre che ad aver risolto alcuni nostri dubbi e curiosità.

Ti sei ritrovato in alcune di queste unità operative? No? Allora sappi che ce ne sono ancora tante altre. Vienile a scoprire al corso di Trattamento delle acque di approvvigionamento!

A cura degli studenti Francesca Neri, Riccardo Bonsignore, Lorenzo Comi, Mattia Rombaldoni, Camilla Berti

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[:it]Soil remediation of a polluted farming area in Milan: the technical visit of a group of our students [:]

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With the students of “Soil Remediation” course of the Master’s Degree of Environmental and Land Planning Engineering, on the 18th of May 2022 Prof. Sabrina Saponaro organized a visit to the polluted farming area in Milan.

In 2015 at the site there was a spill due to an attempt to steal some refined oil from a pipeline that crosses the fields. This action resulted in the pollution of about 12000 m2 of soil by petroleum hydrocarbons. Unfortunately, this is not a rare situation, as hundreds of spills occurred in the same year in northern Italy.

After the spill, an emergency action was quickly performed in order to remove the oil and avoid further spread into the environment.

Later on, in order to establish the most suitable remediation approach, a deep characterization of the site was performed, in particular collecting data about soil texture, chemical and microbiological characteristics, pollution distribution and concentrations, groundwater level, etc.

A group of different remediation technologies was considered suitable to deal with the different issues to be solved at the site:

  • A reactive barrier containing activated carbons was used to sorb dissolved hydrocarbons and promote their biodegradation. This barrier was located between the contaminated area and a natural canal close to it, to prevent pollution from flowing into the surface water.
  • Enhanced bioremediation, to treat the deep soil (1 to 3 meters below ground surface) through the injection of chemicals promoting the biodegradation, under either aerobic or anaerobic conditions, according to the hydrocarbon concentrations in the different layers of the soil.
  • Phytoremediation, to treat the shallow soil (the first meter below ground surface).

With reference to petroleum hydrocarbons, this technique involves the use of plants to degrade the pollutants in the soil. Different species of bacteria grow in symbiosis with the roots of these plants, speeding up the biodegradation rate.
This technique was applied where the hydrocarbon concentrations were not too high, as it allows the preservation of the agricultural function of the area. Although the technology takes a long time to clean up, there is no urgency of restoring the agricultural activities at the site. In addition, it has low costs if compared to other technologies and it is suitable also in case of lack of electricity, as it was at the site.

Currently, phytoremediation pilot tests are ongoing, and the suitability of different plants species is being evaluated. Corn, castor, sunflower and sorghum are grown in spring and summer, while vetch and rapeseed are grown in autumn and winter. By differentiating the species, remediation is guaranteed all year long.

The full-scale application will follow the pilot tests.

News by the group of attending students

Silvia Maria Bellù, Alice Canducci, Eugenio Ciabattoni, Pietro Citterio, Simone Lacioppa, Alessandro Manea, Afshin Moazzam, Varun Mohan, Sara Piraldi, Paolo Provani, Tifenn Rosec, Ilaria Vicari, Simone Zungri[:][:][:]